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°St. Jean°
:: Ju-on : The Grudge :: (2003)
Il rancore ossessivo della presenza.
Le immagini scorrono lente. Quasi ossessive. Perchè Ju-on è questo che edifica : un interminabile e ossessivo sguardo della presenza che si capovolge in orrore. Nato sotto un ottica sperimentale/televisiva ha preso piede quasi come un interminabile epidemia rancorosa. L’oriente non è nuovo a similari procreazioni del (di) genere (vedasi: Ringu e le sue innumerevoli versioni), ma questo progetto accomuna una sola mano/mente alla radice, il cineasta Takashi Shimizu.
Padre dei primi due episodi televisivi (che pare facciano ben più terrore di quelli cinematografici), dei tre sul grande schermo (due nipponici più il discusso remake americano) e di un altro paio in fase di produzione. Il rancore dell’opera si sviluppa in maniera quasi ossessiva, si diceva, e la sua nascita televisiva ha posto nel suo DNA la sua essenza seriale che lo contraddistingue.
Lo scheletro narrativo sfracella il tempo consequenziale portando la dimensione orrorifica in uno spazio sine tempore ma cardine per incasellare i giochi di trame. I legami sono ossidati tutti dalla presenza/contaminatrice che dal canto suo produce una bestia come l’inseguimento in termine epidemici e il fulcro di questo contatto diviene la casa. Lo spazio dove si produce il contatto diventa dimensione portante e il luogo assume una posizione di costernante paura. Scala, vetro, specchio, armadio, mansarda diventano ruoli decisivi dell’interazione tra i personaggi e punto di sfacelo del luogo. L’uscita dal loco non vieta alle presenze di istaurare un rapporto quasi ossessivo con la vittima creando un pathos crescente di insofferenza fino al raggiungimento dello scopo che porta all’conglobazione e/o eliminazione della vittima. La fruizione avviene secondo modalità di lenta iterazione ossia una ripetizione ossessivo compulsiva della presenza tramite il ‘visibile’ (il viso e i capelli di Kayako, il dettaglio dei suoi occhi, le apparizioni continue di Toshio
) o il suono (il miagolio, il rantolo, gli scricchiolii del corpo). Immagine divisa appunto tra la presenza tangibile e quella presunta avvertita dalle vittime che comporta un effetto diegetico sullo spettatore di crescente angoscia che ha il suo culmine nell’ineluttabilità di ciò che ci viene presentato. Gli interni della casa sono magistralmente avvertiti come veicoli portanti di una costruzione del terrore che non arriva mai al suo eccesso e la personificazione dello spirito assume sembianze di maschera tra effetti e movenze burattineschi che riportano a una movenza dell’attore di gusto quasi ancestrale facendo dell’accumulo e di sprazzi visivi il suo unico sunto.
Sam Raimi (qui in veste di produttore) volle un remake ma che rispettasse appunto la regola del luogo, ovvero riproporre in salsa yankee un film con lo stesso nucleo, lo stesso ambiente di interazione tra viventi e non. The grudge (2004) non ha lo stesso effetto portante della sua matrice ma è interessante vedere come un regista di talento come Shimizu abbia cercato di accostare e costruire uno sguardo ‘alla occidentale’ invertendo di base ciò che avveniva nel primo Ju-on dilatando il suo tempo (le storie sono di base incentrate sulla Gellar che sostituisce
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.salvami dalla schiera di mostri che hanno il sospetto di non poter amare nessuno.
:: Paz! :: (2002)
Paz! di Renato De Maria possiamo dire sembra osservare questa forte componente. Una forte destrutturazione della grammatica visiva sembra spezzettare il senso narrativo e la sua realtà diegetica che complessivamente fa leva sulla conoscenza del fruitore/lettore sui fumetti da cui l’opera è tratta per godere appieno e comprendere alcune accortezze visive. L’interattività pone i limiti di quella che potrebbe definirsi un’opera ‘incasinata’ poiché fa riferimento al caos interno e coerente delle opere di Andrea Pazienza. I disegni sembrano prendere forma e lo scheletro dello story board diventa esso stesso immagine fumetto. Ma attenzione alle contro-indicazioni i livelli del linguaggio cinema sono molto più complessi e la spezzettatura visiva delle vignette assume uno spazio/tempo più sfaccettato (si veda la scena (1) della preside alla ricerca del compianto felino Galileo, che necessita di numerose inquadrature descrittive della sottile perversità boccaccionesca del personaggio odiato da Zanardi) o una vignetta in un gioco di montaggio che contribuisce all’accelerazione dell’azione e a ridurre l’effetto comico dato dalla irriverente nuvoletta nel limitativo corrispondente voce fuori campo (2). Ciò comporta una certa interconnessione tra due modi di lettura apparentemente separati ma che vogliono o devono trovare un punto di convergenza. La stessa relazione interpersonale che si instaura tra lettore e fumetto viene edificata attraverso improvvise incursioni dei personaggi che si rivolgono direttamente all’obiettivo (3) nell’intento di coinvolgerlo e distoglierlo da una realtà dietetica compartecipativi ma a cui semplicemente assistono (leggono). Una strana ibridazione che diverte e porta a una inesplorata ‘lettura’ del rapporto fruitore/oggetto fruito che potrebbe solo funzionare in un genere predisposto a mantenere l’opera solo attraverso la distinzione due piani. Un opera quindi che tende alla convergenza ma che la perde proprio nell’incontrollato flusso di immagini, portando a un bombardamento visivo l’ignorante (nel senso che ignora) spettatore e solo spettatore non lettore o comunque conoscitore dello stile di Pazienza.
Spesse volte ci troviamo a dover riflettere su opere che hanno una loro leggibilità solo attraverso la conoscenza di altro rispetto all’opera stessa. Questa premessa comporta delucidazioni. Un medium come quello del Cinema merita un certo tipo di indipendenza soprattutto se ha strette corrispondenze con altre arti. Si pensi alla Letteratura o il Teatro che sono quei media che più pongono a primo acchito un interscambio più diretto e/o più ovvio almeno di fronte a un occhio medio. Ma qui si parla di Fumetto e si rientra diretti in un campo assolutamente non facile fatto di discorsi riportati in auge con l’ultimo film di “Rodriguez+Miller” (quel Sin City che tanto ha diviso, chiamiamoli così, progressisti et conservatori). Ovvero il campo del totale asservimento del cinema nei confronti del fumetto.
















(1)

(3)
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And here's to you, Mrs. Robinson,
Jesus loves you more than you will know (Wo wo wo).
God bless you, please, Mrs. Robinson,
Heaven holds a place for those who pray (Hey hey hey, hey hey hey).
We'd like to know
A little bit about you
For our files.
We'd like to help you learn
To help yourself.
Look around you. All you see
Are sympathetic eyes.
Stroll around the grounds
Until you feel at home.
And here's to you, Mrs. Robinson,
Jesus loves you more than you will know (Wo wo wo).
God bless you, please, Mrs. Robinson,
Heaven holds a place for those who pray (Hey hey hey, hey hey hey).
Hide it in a hiding place
Where no one ever goes.
Put it in you pantry with your cupcakes.
It's a little secret,
Just the Robinsons' affair.
Most of all, you've got to hide it
from the kids.
Coo coo ca-choo, Mrs. Robinson,
Jesus loves you more than you will know (Wo wo wo).
God bless you, please, Mrs. Robinson,
Heaven holds a place for those who pray (Hey hey hey, hey hey hey).
Sitting on a sofa
On a Sunday afternoon,
Going to the candidates' debate,
Laugh about it,
Shout about it,
When you've got to choose,
Every way you look at it, you lose.
Where have you gone, Joe DiMaggio?
A nation turns its lonely eyes to you (Wo wo wo).
What's that you say, Mrs. Robinson?
"Joltin' Joe has left and gone away" (Hey hey hey, hey hey hey).
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B H U !
.::: in attesa di giudizio :::.
.miglior.regista.
Steven Spielberg, regista di innumerevoli film da 30 anni a questa parte si è aggiudicato il primo posto in una fantomatica classifica (stilata dalla rivista Empire) dei migliori registi al mondo di sempre. Ha scavalcato nell'ordine : Hitchcock, Scorsese, Kubrick, Scott, Kurosawa, Jackson, Tarantino, Welles e Allen (la top ten). Ora per quanto si possa dare una scarsa considerazione verso questo tipo di modus operandi è o resta in ogni caso un attestato di giudizio. Si sa creare questo tipo di classifiche di solito non comporta nulla perchè per cercare davvero un regista ottimo bisogna trovarlo influente della sua contemporaneità e sopratutto della nostra, tutto ciò presuppone una conoscenza di valore socio culturale non indifferente. Ma cancellando questa postilla se proprio si deve giocare sul campo della sua 'maestria' o 'capacità artigianale' ... la conoscenza si apre nel largo campo della visione di tutti i film di un autore o autori componenti anche di un corpus autoriale. Quindi da qui il taglio considerevole del periodo muto e di tutti quei cineasti che la storia del Cinema l'hanno proprio edificata (Vertov, Murnau, Lang, Pabst, Keaton, Dreyer e altri ancora) e ancora l'influenza della propria epoca con Scott, Jackson, Allen e Tarantino che imperano su un Godard, Truffaut, Ferreri, Pasolini tra i più recenti o ancora Hawks, Browning, Cuckor tra i più popolari e anziani. Senza contare i non classificati per ovvia scarsa popolarità (e che a noi piacciono un po' anche per questo, per il loro essere di nicchia o di genere che li rende virtualmente personali) ma indubbia e riconoscibile maestria, spesso e volentieri più verace di moderne glorie o supposti geni (Tourneur, Romero, Carpenter e Bogdanovich). Ma ancora altri ... tantissimi, troppi che davvero meriterebbero un posto in più e superare il buon vecchio Spielberg che tra le altre cose non è per nulla un cattivo cineasta. Anzi ritengo che Duel e Lo squalo siano due orgasmi visivi. Ma il regista di Salvate il soldato Ryan è anche colpevole di creare opere intorno al vuoto, opere decadute non mosse da una passione o sincerità ma cementate da una certa superficialità (intesa come superficie). Film di superficie che mostrano un costrutto quasi osceno, bello per gli occhi e non criticabile ai più ma se si attua la stessa azione che Tom Cruise in quel rapporto di minoranza pone sulle immagini ... ricomporre un quadro, un progetto narrativo, una linea di coerenza ... tutto si fa bluff. Il Cinema cornice è addirittura peggio del cinema frontale e senza esercizio di stile poichè si fonda solo sullo stile come lezioso esercizio (neppure Scorsese, Coppola, DePalma e l'ultimo Bertolucci ne sono davvero esenti) poichè sottolineano la perdita di quella passione che bruciava quei ragazzi, i cattivi e terribili (ex)ragazzi dello sguardo.
Questo volo pindarico per dire che non solo le classifiche sono per quelli di bocca buona e quindi un po' inutili ... ma se si devono davvero fare, non possono rispondere a fallacità di questo genere. Empire si può sempre ritentare.
.nocturno.
E pensare che ci sono momenti ristabilizzanti per il tuo stesso essere. Esitono, è comprovato. Stasera ho percepito una piazza. Mi sono seduto a terra con aria trasognante ho cominciato ad esplorare con lo sguardo, dal terreno rosso all'immensa volta notturna. Sorridendo ho poggiato il capo sullo zaino e ho incorniciato con le dita il risultato del mio occhio affamato. Ogni persona , ogni essere sembrava avere un'allegria incontrastabile. Ho iniziato a tastare tra le insenature delle pietre, con forza e violenza, cercando in quegli attimi incrollabili e solidi, lo spazio disattento, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare ... sino a che non l'ho trovato e immancabilmente un ricordo si è fatto sasso sanguigno che porterò sempre con me.
.p e n s i e r o.s t u p e n d o. n.3
:: ah, mon amour
a toi toujours
dans tes grands yeux
rien que nous deux ::